L’impatto di incubatori e acceleratori sull’ecosistema italiano delle startup

07 Mag. 2019
Il ruolo degli incubatori e acceleratori nelle startup italiane

Una startup che punta al successo spesso non può fare affidamento soltanto sulle capacità del proprio team, ma ha bisogno di un aiuto esterno che possa in un primo momento valutare l’idea di base del progetto e in una seconda fase accompagnarne lo sviluppo.

Si tratta di funzioni che possono essere svolte rispettivamente dagli acceleratori e dagli incubatori di startup. Un recente report del Social Innovation Monitor del Politecnico di Torino ha provato a riassumere l’impatto e il ruolo che queste realtà hanno sull’ecosistema delle startup italiane, facendo riferimento ai dati completi relativi al 2017.

In tutto il nostro paese incubatori e acceleratori sono ormai 171, ma con una distribuzione geografica piuttosto disomogenea. Quasi il 60% si trova al Nord Italia, con il record detenuto dalla Lombardia che ne ospita un quarto del totale. Le altre regioni sono molto distanti con l’Emilia al 10,6% e la Toscana all’8,8%, mentre è più raro trovare incubatori e acceleratori nel Mezzogiorno, nonostante il trend sia in crescita anche qui. Osservando invece la natura giuridica si nota che la maggior parte delle realtà, oltre il 64%, è privata, circa il 22% ha una composizione mista tra pubblico e privato, mentre solamente il 14% è totalmente pubblico. Per quello che concerne il fatturato si parla invece di una media di 1,3 milioni di euro per ogni realtà, che nel complesso porta il totale a un valore che supera i 220 milioni.

Startup coinvolte

Nella ricerca viene stimato che nell’intero 2017 siano state incubate 2435 startup e 1344 team imprenditoriali. La dislocazione geografica delle realtà produttive rappresenta abbastanza fedelmente quella degli stessi acceleratori e incubatori presenti sul territorio. Oltre il 70% si trova in Italia settentrionale, in particolare circa il 55% nelle regioni del Nord Ovest. Come prevedibile La Lombardia è la regione con il maggior numero di startup incubate oltre il 30,2% del totale. Seguono a distanza Piemonte e Toscana, mentre le zone meridionali sono fortemente sottorappresentate con appena un 4% delle startup incubate.

Inoltre è aumentato il numero medio di startup incubate, che ha toccato le 18, anche se in realtà sono diminuite le richieste di incubazione, scese a poco più di 91 da un valore che prima superava i 150. Un dato che la ricerca imputa in parte alla migliore capacità delle diverse realtà di organizzarsi in maniera autonoma e dall’altra parte alla presenza di maggior intermediari che possono sostituire gli incubatori in alcuni loro compiti. In aggiunta a questo è anche interessante notare come siano 275 le startup di cui acceleratori e incubatori possiedono una partecipazione azionaria. Tra queste, 205 sono anche state fondate proprio da queste stesse realtà.

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Settori d’interesse ed “età”

Più della metà degli incubatori toccati dall’analisi rientrano sotto la categoria dei “Business Incubator”, mentre è in crescita il settore dei cosiddetti incubatori sociali. Non è quindi un caso nemmeno l’incremento della percentuale di startup incubate che mirano ad avere un importante impatto sociale. Tra queste più del 20% si occupa di salute&benessere e una percentuale simile invece si muove nell’ambito della cultura delle arti e dell’artigianato. Gli altri ambiti di particolare interesse toccano invece quelle startup che si occupano di protezione dell’ambiente, di inserimento e di uguaglianza di genere nel mondo del lavoro.

Tra i servizi offerti dagli enti e ritenuti più importanti da loro stessi primeggiano quelli legati all’accompagnamento dal punto di vista manageriale, l’individuazione degli spazi, dei finanziamenti e la creazione di un network di interesse. Le startup invece guardano con favore anche ai servizi che misurano l’impatto sociale del progetto, gli aspetti di formazione e di etica aziendale. Temi che come prevedibili diventano ancora più di rilevanza fondamentale per quelle startup che già nascono con un forte impatto sociale.

Andando poi ad analizzare gli anni dei singoli incubatori si scopre che in media sono nati otto anni fa, mentre gli incubatori sociali sono i più giovani, con un’età media di circa 6 anni. Un altro indicatore interessante tocca invece il numero di dipendenti di ogni singolo incubatore: la media si attesta sopra i 5, comunque in crescita rispetto all’anno precedente. Di sicuro però la dimensione di queste realtà rimane pressoché sempre piuttosto ridotta. Quasi l’85%, infatti, non ha più di 8 dipendenti.

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