Cosa distingue una Pmi innovativa da una start up

26 Mar. 2019
Le differenze fra Pmi innovativa e start up

Quando si parla di piccole realtà del mondo produttivo ci si riferisce spesso all’espressione “start up e pmi innovative” come se i due concetti fossero del tutto sovrapponibili tra loro. In realtà si tratta di due mondi che hanno sicuramente molti punti di contatto, ma che allo stesso tempo mostrano delle differenze importanti.

Cos’è una start up innovativa

La prima definizione di start up innovativa è riscontrabile all’interno del decreto legge 179 del 2012 in cui erano elencati una serie di agevolazioni applicabili a questa tipologia di impresa. Per poter avere questa dicitura la startup innovativa non deve essere stata creata da più di quattro anni, in ogni caso non prima del 2012, e la produzione annuale non deve andare sopra i cinque milioni di euro, senza alcuna distribuzione degli utili. Dal punto di vista geografico deve avere una sede fiscale in Italia o in un altro paese dell’Ue, a patto che una filiale della start up sia però in territorio italiano. Dal punto di vista dell’oggetto sociale, la sua costituzione deve essere rivolta in maniera prevalente o esclusiva “allo sviluppo ovvero l’ideazione e la commercializzazione di beni o servizi innovativi con elevato valore tecnologico”.

In aggiunta a questi requisiti indispensabili ce ne deve essere almeno uno tra altri tre per permettere l’accesso alle agevolazioni per le start up innovative. Si può utilizzare una quota del fatturato di almeno il 15% per investimenti in ricerca e sviluppo oppure avere al proprio interno un terzo di dottori di ricerca, ricercatori e dottorandi o almeno due terzi di collaboratori in possesso di una laurea magistrale o ancora l’impresa deve essere titolare di un brevetto.

Il caso delle Pmi innovative

Nel 2015 un nuovo decreto legge ha esteso anche alle Pmi innovative le stesse agevolazioni già previste per le startup, ma fissando diversi paletti per la loro definizione. Oltre al non essere iscritte al registro delle startup, queste devono disporre delle certificazioni dell’ultimo bilancio e non avere delle azioni dell’azienda quotate su mercati regolamentati. Poi ci sono due obblighi da rispettare sui tre indicati: almeno il 3% dei costi totali deve essere riservato ad attività di ricerca, sviluppo e innovazione, l’azienda deve essere proprietaria di una forma di protezione intellettuale o di protezione del software o deve avere una forza lavoro costituita per almeno un quinto da dipendenti o collaboratori con titolo di dottorandi, dottori di ricerca, laureati o ricercatori. In alternativa a quest’ultimo punto c’è la richiesta di una quota di almeno un terzo del personale in possesso di laurea magistrale.

Tra gli altri elementi che differenziano una start up da una pmi innovativa c’è poi anche il discorso legato alle dimensioni dell’impresa, che per le seconde non deve superare i 250 dipendenti e i 50 milioni di fatturato annuo. Inoltre per le piccole e medie imprese innovative non è richiesto alcun limite temporale di costituzione, a differenza delle start up. Per creare una pmi innovativa si deve fare per via telematica la Comunicazione Unica al Registro delle Imprese, in cui si dovrà anche segnalare l’iscrizione al registro speciale.

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Quali agevolazioni

Sotto l’aspetto delle agevolazioni le pmi innovative hanno ereditato alcune di quelle che un tempo erano riservato soltanto alle start up, tra cui l’esonero dall’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dall’avvio dell’attività, la remunerazione dei collaboratori con capitali dell’impresa, l’accesso al crowdfunding e al fondo di garanzia per le Pmi e tutta una serie di incentivi fiscali per gli investimenti. Importante poi ricordare le misure che sono state inserite nella Legge di Bilancio 2019 indirizzate proprio a start up e pmi innovative in particolare modo con l’estensione delle agevolazioni per chi investe in capitali di queste imprese.

Un po’ di numeri

L’ultimo Osservatorio Open Innovative Pmi ha rilevato che il numero di Pmi innovative registrate in Italia è arrivato a quota mille. Nel corso dei primi nove mesi del 2018 sono state 230 la nuove imprese che si sono iscritte. Il 65% di queste opera nel settore dei servizi, mentre meno di un terzo in quello dell’industria e del manifatturiero. Il livello di anzianità medio invece si è attestato sugli otto anni e nel complesso il report ha descritto una crescita economica piuttosto lenta da parte di queste realtà, in contraddizione con quanto ci si aspetta da imprese che puntano tutto sull’innovazione. Per quello che riguarda invece il mondo delle startup innovative il report trimestrale MISE-Unioncamere-InfoCamere ha certificato che l’anno si è concluso con oltre 9750 imprese presenti nell’apposito registro, con una crescita di 111 unità negli ultimi tre mesi del 2018.

 

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