Industria 4.0: un’opportunità che soffre il gap di competenze

16 Dic. 2018
Industria 4.0: opportunità e gap di competenze

Le possibilità offerte dallo sviluppo della cosiddetta Industria 4.0 sono notevoli: la digitalizzazione delle Pmi e delle aziende passa attraverso l’utilizzo delle tecnologie abilitanti come Internet of Things, stampa additiva, automatizzazione grazie ai robot, analisi dei big data e cloud computing.

Aspetti che permetterebbero a molte realtà di ottimizzare i processi produttivi, ma anche i passaggi della filiera legati alla logistica, nell’ambito della supply chain 4.0. Il problema di fondo è che nonostante l’interesse generato dall’industria 4.0, questa non riesce ancora a esprimere tutte le potenzialità che avrebbe in Italia. Il vero nodo che impedisce ad aziende e Pmi di puntare molto sulle tecnologie legate all’industria 4.0 è il gap di competenze per quello che riguarda il mondo digitale. Una recente ricerca dal titolo “Imprese e politica insieme per l’industria italiana 4.0 pubblicata dal Centro studi di Confindustria ha provato a far luce sul tema.

 

Imprese poco preparate

La conclusione più evidente è che il panorama delle aziende italiane è arrivato impreparato ad affrontare le sfide proposte dall’industria 4.0. Un dato interessante è offerto dallo spacchettamento in diverse categorie delle imprese italiane: il 46% è definito analogico, ossia non utilizza nemmeno software ICT, mentre un altro terzo possiede tecnologie per la raccolta dati ma non ha le competenze necessarie per gestirle. Gli innovatori 4.0 a basso potenziale sono aziende che hanno già fatto investimenti in industria 4.0 ma mancano di risorse umane specifiche per  la trasformazione digitale. Queste invece sono possedute dalla imprese etichettate come Possibili innovatori 4.0 ad alto potenziale, che però non hanno ancora realizzato veri investimenti tecnologici. Infine gli Innovatori 4.0 ad alto potenziale, solo il 4% del totale, possiedono tutte e tre le caratteristiche: investimenti nell’ambito dell’industria 4.0, uso di software di analisi dati e personale formato con competenze digitali. E analizzando da un punto di vista delle dimensioni delle imprese, le più impreparate per la rivoluzione 4.0 sono quelle di dimensioni inferiori, mentre la maggioranza delle aziende che hanno più di 250 dipendenti rientrano già tra gli innovatori o i possibili innovatori.

Coinvolgere le Pmi

Una tendenza che è stata osservata anche durante il recente “Industry 4.0 360 Summit” tenuto a Roma dove è stata sottolineata l’importanza di superare la prima fase dell’applicazione delle innovazioni legate all’Industria 4.0, cercando di coinvolgere anche le Pmi che finora sono state quelle meno attive sul piano della trasformazione digitale. Infatti solo una su quattro di quelle fino a 50 dipendenti ha già adottato una soluzione del genere, percentuale che scende all’8% quando si parla di imprese con meno di dieci dipendenti. La differenza per quanto riguarda le tecnologie abilitanti non si riscontra solamente guardando a quanto fatto finora, ma anche per le prospettive future con un divario ampio tra grandi aziende e imprese di piccole dimensioni.

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Il ruolo della formazione

Ma al di là dei singoli investimenti che possono arrivare delle Pmi o dalle grandi realtà nel mondo dell’Industria 4.0, quello che invece manca ancora è un serio piano per lo sviluppo di competenze e consapevolezza manageriale per gestire le novità in arrivo. Un monito che non suona per nulla nuovo in realtà. Se ne parlava anche all’interno del World Manufacturing Forum Report, incentrato sulle sfide a cui andrà incontro tutto il mondo dell’Industria 4.0. Già in quella occasione era stato sottolineato che a fianco del percorso di trasformazione digitale intrapreso dalle aziende, manca però un altrettanto importante investimento sotto il profilo dell’istruzione e delle skill per maneggiare i dispositivi connessi dall’Internet of Things, l’analisi dei big data o il mondo della robotica collaborativa.

 

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