L’analisi dei Big Data al servizio delle risorse umane

23 Dic. 2018
I Big Data al servizio delle risorse umane

Gli analytics stanno diventando un elemento sempre più importante per l’HR. Ecco i vantaggi che può dare in azienda sull’analisi delle performance, ma anche sul recruiting. La trasformazione digitale all’interno delle aziende sta anche toccando il settore delle risorse umane. Questo non soltanto attraverso il cosiddetto HR Tech, ciò l’impiego di software per la loro gestione (Link), ma anche grazie a un utilizzo sempre più esteso dei Big Data. L’ambito della workforce analytics sta prendendo sempre più piede con differenti finalità. Un ambito molto utilizzato fa riferimento al cosiddetto uso reattivo: si va a simulare cosa potrebbe succedere in caso di emergenza sul posto di lavoro per poter redistribuire al meglio le proprie risorse, andando quindi a stabilire un serie di contromisure da mettere subito in atto.

Misurare l’efficienza

Un secondo utilizzo invece è legato all’analisi delle performance dei dipendenti. In questa categoria rientra così la valutazione delle prestazioni in base, ad esempio, al raggiungimento degli obiettivi che erano stati fissati, al numero dei progetti realizzati e agli eventuali riconoscimenti ottenuti. Un’ulteriore applicazione è invece legata all’ottimizzazione del lavoro. Attraverso i Big Data si può comprendere quale sia il settore, l’ambito o la mansione in cui il lavoratore rende al meglio, giocando su queste conoscenze per poter sfruttare al massimo le sue capacità. Così si può operare per creare team di lavoro che si integrino al meglio tra di loro grazie alle diverse abilità dei partecipanti. Ma in quest’ottica si può dar vita a degli affiancamenti tra figure con maggior esperienza e altre più giovani, magari appena inserite all’interno dell’aziende. Allo stesso modo è poi anche possibile monitorare il livello di formazione dei lavoratori. Conoscendo le skill che possiedono si può perciò stabilire un percorso di aggiornamento e verificare che il dipendente l’abbia effettivamente portato a termine con profitto.

Prevedere situazioni

Ma l’aspetto ancora più interessante del ricorso all’analisi dei Big Data nel campo delle risorse umane rimane quello predittivo. Grazie agli analytics si possono già effettuare delle simulazioni per quello che riguarda la futura organizzazione del lavoro in assenza delle figure vicine alla pensione. Ma addirittura in alcuni casi si può anche stabilire statisticamente quali sono i lavoratori, soprattutto quelli a livelli più alti, che sono sul punto di licenziarsi, osservando le informazioni relative alle loro performance. Un dato che diventa molto utile per evitare di rimanere scoperti in posizioni lavorative importanti per l’azienda.

Nuove assunzioni

E strettamente legato al tema del risorse da inserire nell’organico c’è anche l’applicazione dei Big Data al mondo del recruiting. Una premessa è comunque d’obbligo: il processo di assunzione non può essere completamente automatizzato e legato ai dati. Gli analytics però possono rivelarsi molto utili per quello che riguarda la selezione dei candidati che potenzialmente si adattano meglio all’esigenza delle azienda, in base alle abilità possedute e alle esperienze maturate. Un ruolo importante ce lo può anche avere la cosiddetta gamification. Testando il candidato a una posizione di lavoro in determinate situazioni si possono raccogliere informazioni sul suo modo di agire in certe circostanze, misurando anche quando la persona possa essere adeguata al lavoro e ai compiti da portare a termine in quell’azienda.

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Alcuni casi

Sears, azienda attiva nel settore della grande distribuzione americana, ha sfruttato un programma per mettere i candidati di fronte alle richieste di potenziali clienti virtuali e osservare il loro comportamento. AT&T e Google hanno invece fatto affidamento sui Big Data per arrivare alla conclusione che i candidati migliori per le loro aziende non erano in realtà quelli formati nelle università più prestigiose, ma bensì quelli che brillavano per qualità come lo spirito di iniziativa e l’intraprendenza.

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