Il ruolo dei competence center nel piano Industria 4.0

26 Apr. 2019
I competence center e l'Industria 4.0

Si è discusso molto delle misure che il governo ha messo in atto per favorire lo sviluppo dell’industria 4.0, confermando provvedimenti come l’iperammortamento e le agevolazioni fiscali per chi investe in Ricerca&Sviluppo e introducendo novità come i voucher per consulenti capaci di aiutare le aziende nella trasformazione digitale.

Misure legate all’adozione delle tecnologie dell’industria 4.0, indirizzate in particolare a startup e Pmi, che però non sono sufficienti da sole  a rilanciare l’ecosistema delle imprese nella direzione della cosiddetta impresa 4.0, che prevede una trasformazione digitale che interessata tutti i settori, anche al di fuori della fabbrica.


Uno dei nodi principali da risolvere rimane quello della carenza delle competenze e degli esperti che possano portare dentro le aziende le novità dell’industria 4.0. Proprio in quest’ottica sono stati introdotti i voucher per gli innovation manager che però non possono essere sufficienti per dare una svolta alla trasformazione tecnologica dell’azienda. Un ruolo predominante ce lo deve avere la formazione di giovani specializzati che possono poi entrare in azienda e aiutare a farla crescere dall’interno. Ma un altro strumento che può risultare particolarmente utile è costituito dai cosiddetti Competence Center che si stanno sviluppando in tutta Italia.

Di cosa si tratta

Per prima cosa va sottolineato che l’idea dei Competence center risale al piano Industria 4.0 lanciato dall’allora ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Si tratta di poli di competenza ad alta specializzazione che si basano su un partenariato pubblico-privato, coinvolgendo all’interno almeno un organismo di ricerca o un’Università e delle imprese, che hanno il compito di aiutare in particolare modo le Pmi a rinnovarsi tramite le tecnologie dell’Industria 4.0. Il primo scopo è quello dell’orientamento delle aziende e della presa di coscienza della loro maturità a livello digitale. In seconda battuta questi sono i luoghi dove viene messa in pratica la cosiddetta formazione 4.0 in cui non ci sono solamente degli sportelli che danno delle informazioni teoriche, ma si può entrare in stretto contatto con le tecnologie. Degli esperti mostreranno a piccoli imprenditori e startupper come applicare tutti gli strumenti dei differenti passaggi, partendo dalla progettazione di un prodotto e arrivando fino alla distribuzione e alla consegna al cliente. Infini questi center servono anche per il supporto alle Pmi nella fase di vera e propria realizzazione di progetti di innovazione e di ricerca industriale.

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Quali e dove sono

Sono otto le realtà sparse in tutto il paese che hanno vinto i bandi pubblicati dal Mise a inizio 2018. Dopo la formazione della graduatoria avvenuta nella metà dell’anno scorso, ora ci si avvia alla partenza vera e propria delle attività di questi centri che sfrutteranno i 73 milioni di euro che sono stati stanziati nel tempo per il loro funzionamento. A ogni realtà è stata assegnata una cifra che per il 65% serve a coprire le spese per realizzare e avviare il centro, mentre per il restante 35% viene utilizzata per finanziare i progetti che vengono presentati. Da un punto di vista geografico sono dislocati in tutt’Italia: a Torino è in partenza il Manufacturing 4.0 che vede la collaborazione del Politecnico con alcune aziende del rango di Fca, Gm e Thales Alenia, a Milano il Made in Italy 4.0 è invece capeggiato dal PoliMi con la partecipazione di 39 imprese. Il Bi-Rex invece fa capo all’Università di Bologna insieme ad altri atenei dell’Emilia Romagna, a Pisa sarà attivo Artes 40, legato alla Scuola Superiore Sant’Anna, mentre a Padova lo Smact è guidato dell’Università degli studi della città e coinvolge anche altri centri del triveneto. A Roma sonopresenti invece lo Start 4.0 del Consiglio nazionale delle ricerche e il Cyber 4.0 legato invece alla Sapienza. Infine l’Università Federico II di Napoli e quella di Bari sonoo impegnate nell’Industry 4.0.

Il ruolo dei Digital Hub

I Competence center fanno però parte di una strategia più ampia di sviluppo delle realtà industriali del paese che vede attivi anche i Digital Innovation Hub disseminati su tutto il territorio che hanno il compito di accompagnare le Pmi nel sistema di trasformazione tecnologica, cercando di far capire quali sono le soluzioni migliori da utilizzare. La rete di questi Hub ha anche raggiunto un’intesa con Confindustria, che nei suoi piani considera queste delle realtà fondamentali per dar vita a un “network dell’innovazione” a cui prendono parte università, centri di ricerca, acceleratori e incubatori, FabLab e player industriali.

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