Una soluzione alternativa per il tuo progetto: ecco il microcredito sociale

13 Ott. 2018
 Il microcredito sociale come soluzione alternativa per ogni progetto

Chi è alle prime armi con una propria attività e non riesce ad accedere a un prestito bancario può pensare di fare ricorso al microcredito. Per i potenziali interessati il primo passo è quello di fare riferimento a una banca convenzionata con l'Ente Nazionale per il Microcredito, istituto in vita dal 2006 ma che ha assunto questo nome soltanto a partire dal 2011.

Secondo i dati del secondo semestre di quest’anno le richieste di accesso al microcredito sono state oltre 1500, più di tutte quelle totali del 2017. In questi primi sei mesi sono stati erogati 517 finanziamenti per una cifra complessiva di oltre 12 milioni di euro. Le stime per la fine dell’anno però parlano di un totale che potrebbe toccare i 24 milioni di euro. Nel complesso dal 2016 sono pervenute oltre 3100 richieste attraverso gli istituti convenzionati: di queste un terzo sono ancora in fase di elaborazione, mentre di quelle che hanno concluso il percorso il finanziamento è stato erogato nel 68% dei casi. Da notare come nel 22% ci sia stata una rinuncia da parte degli stessi richiedenti, solo nel restante 10% il prestito non è stato concesso.

Come spiegato sul sito dell’Ente, il finanziamento lo possono chiedere i lavoratori autonomi con partita Iva, le imprese individuali titolari di partita Iva, le società di persone, società tra professionisti, s.r.l. semplificate e società cooperative titolari di partita Iva. La richiesta viene fatta senza nessun tipo di costo e non è previsto neanche un servizio di intermediazione a pagamento. In sostanza il finanziamento si tratta di un prestito con un certo tasso di interesse della durata minima di due anni e massima di 5 per una cifra che non può superare i 25 mila euro. Questi possono diventare 35 mila nel caso tutte le rate del mutuo siano state pagate in maniera puntuale e i risultati intermedi dell’attività intrapresa grazie a questo finanziamento siano stati raggiunti nel frattempo. Questi finanziamenti possono essere sfruttati per pagamenti di beni o servizi, pagamenti di retribuzione, copertura di costi per corsi di formazione ma non possono essere usati per la ristrutturazione del debito.

Una figura centrale che entra in gioco nel momento in cui si fa richiesta di accesso al microcredito è quella del tutor, un libero professionista che dopo un periodo di formazione si deve iscrivere all’apposito registro per praticare l’attività e di cui è anche consultabile l’elenco a livello nazionale. Il suo ruolo è quello di primo approccio al futuro piccolo imprenditore per valutare il progetto che questo vuole portare avanti, anche dal punto di vista delle possibilità di successo sul mercato e di aiuto nella redazione del business plan. Secondo le statistiche il periodo di tutoraggio preliminare dura 32 giorni, ma questa figura di riferimento accompagna le persone o le imprese anche durante l’attesa della decisione da parte della banca di concedere il prestito. In media questo arco di tempo supera i due mesi.

 

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Per chi non riesce a portare le garanzie richieste è importante ricordare che dal 2015 il Fondo di garanzia per le Pmi si è aperto anche al microcredito: dopo avere verificato di poter effettivamente beneficiare di questo strumento, si può fare richiesta prenotando online la garanzia. In cinque giorni il richiedente deve trovare un istituto disponibile a erogare il prestito e confermare la prenotazione online. Dopo la conferma, entro 60 giorni deve essere presentata la richiesta di ammissione alla garanzia da parte di un soggetto abilitato ad operare con il Fondo. Sfruttando questa opportunità può essere garantito fino all’80% dell’importo totale finanziato. Consultando sempre le statistiche dell’Ente Nazionale per il Microcredito, i finanziamenti per cui è stato richiesto l’intervento del Fondo di garanzia al 31 giugno del 2018 erano solo 10, meno dell’1% del totale.

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