Fintech e insurtech, boom in Italia

08 Mar. 2019
Fintech e insurtech in Italia

La trasformazione del mondo della finanza in una prospettiva tecnologica ormai è una realtà di tutti i giorni. Il mondo del Fintech condiziona molti ambiti della nostra quotidianità.

Basti pensare alla semplicità con cui si può pagare sia nei negozi fisici che in quelli online grazie a soluzioni digitali o anche solo scambiare piccole somme di denaro con i propri amici e parenti. Ma l’universo del fintech assume contorni e sfaccettature anche diverse. Una di queste è legata alle applicazioni di mobile e internet banking che permettono agli utenti di gestire risparmi e compiere operazioni da pc o smartphone.


Ma nel frattempo sta prendendo piede anche il mondo dell’insurtech, ossia di quei servizi di assicurazione offerti online o addirittura attraverso lo smartphone e indirizzati in particolare modo ai Millennials, molto più a loro agio con questa forma di strumenti. Un settore ancora più in forte espansione è poi quello del proptech che cerca soluzioni innovative per la gestione degli asset immobiliari, sia per la loro compravendita che per un semplice affitto.

È però interessante andare a vedere come tutte questa spinta verso l’innovazione si sia concretizzata a livello di adozione delle tecnologie da parte degli italiani. Di questo ambito si è occupato in particolare un recente report dell’Osservatorio Fintech & Insurtech della School of Management del Politecnico di Milano dal titolo “Fintech e Insurtech: l’Italia spiega le vele”.

Boom nel 2018

Come si può intuire già solamente dal nome, il trend rilevato dal report è di una crescita esponenziale. Nell’anno appena concluso sono 11 milioni le persone che in Italia hanno fatto uso di almeno un servizio riconducibile alla sfera del fintech e ne hanno dato un giudizio positivo. A conti fatti sono circa un quarto della popolazione italiana tra i 18 e i 74 anni, in netta crescita rispetto al 2017 quando ad utilizzare queste tecnologie era stato solamente il 16% degli individui in quella fascia di età. Ednello specifico sono stati utilizzati servizi di mobile payment, strumenti per gestire e tenere sotto controllo il proprio budget personale e applicazioni per scambio di denaro con amici e parenti. Quelli che invece hanno ricevuto i maggiori apprezzamenti sono state le applicazioni legate al mondo insurtech, in particolare la possibilità di poter gestire i sinistri attraverso lo smartphone e l’opzione legata all’attivazione di assicurazioni sempre attraverso il proprio dispositivo.

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È però interessante notare come parallelamente a un utilizzo sempre più esteso di soluzioni legate al mobile payment e delle applicazioni tecnologiche per le operazioni finanziarie, ci sia però sempre una fiducia molto elevata degli italiani negli istituti di credito, sia per quello che concerne il lato dei finanziamenti che della gestione del risparmio. Anche se poi in realtà per questo secondo aspetto si stanno facendo sempre più strada i roboadvisor, ossia piattaforme di investimento che fanno utilizzo di algoritmi per affiancare i consulenti umani nel loro lavoro con i clienti.

Cosa fanno le pmi

L’ampio uso delle soluzioni fintech è però anche una tendenza che tocca le piccole e medie imprese italiane e non solo i privati cittadini. Più del 90% di queste fa uso dell’home banking da pc mentre, oltre la metà si affida ad applicazioni via smartphone per interagire con la propria banca. I dati sono molto più bassi quando si parla di insurtech, con soltanto il 15% delle imprese che ha effettivamente acquistato una copertura assicurativa totalmente online. Sul fronte dei finanziamenti le imprese preferiscono informarsi e interfacciarsi ancora con operatori umani, e questo riesce a spiegare almeno in parte il ricorso ancora abbastanza modesto a tutti quegli strumenti di finanziamento alternativo come il crowdfunding e i prestiti peer to peer.

Crescita mondiale

Ma l’impennata di interesse verso il settore fintech ed insurtech non è ovviamente soltanto un fenomeno italiano. Basti pensare che le realtà che operano in questo mercato negli Usa sono riuscite per il terzo anno consecutivo a ricevere più investimenti anche rispetto a chi si occupa di ambiti legati all’intelligenza artificiale e al mondo della tecnologia applicata alla salute. Nel complesso il report ha censito oltre 1200 startup su tutto il pianeta che sono riuscite a ricevere più di un milione di dollari nel biennio 2016-2018, per un totale che ha sfiorato i 44 miliardi di dollari complessivi. I paesi più attrattivi sono chiaramente gli Usa, seguiti dalla Cina  e a distanza da Regno Unito e India. L’Italia non può competere con questi giganti ma ha fatto comunque segnare 44 milioni di dollari complessivi e otto realtà che hanno superato ormai il milione di finanziamenti.

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