Equity crowdfunding, una possibilità per startup e ora anche per Pmi tradizionali

09 Set. 2018
Equity crowdfunding, finanziamenti per startup e  per Pmi tradizionali

Non solo startup: da inizio anno anche le Pmi italiane possono finanziarsi tramite l’equity crowdfunding.

Il nuovo regolamento della Consob, pubblicato il 3 gennaio 2018 e l’entrata in vigore del decreto legislativo del 3 agosto 2017 che modificava il Testo Unico per la Finanza, hanno delineato le regole che permettono alle piccole e medie imprese italiane di raccogliere capitali sul web, anche quando non costituiscono una startup o una Pmi innovativa. Una possibilità che era già stata introdotta con il cosiddetto “Decreto correttivo” del 24 agosto 2017. Da quel momento si sono aperte le porte dell’equity crowdfunding a oltre 4 milioni di nuove realtà in tutt’Italia.

 

Di che si tratta Per capire la portata della novità è però necessario comprendere in cosa consiste questa particolare sistema di raccolta fondi che è servito finora ad aiutare le startup con scarse possibilità di ottenere credito da un istituto bancario. L’equity crowdfunding è stato utilizzato dalle startup come una forma avanzata di raccolta fondi in cui gli investitori mettono a disposizione delle somme di denaro ottenendo in cambio alcune quote societarie e assumendo così gli obblighi patrimoniali e amministrativi derivanti. Come detto, a questo strumento ora possono accedere anche le Pmi tradizionali che rispettano la definizione dell’Unione europea: microimprese con meno di 10 dipendenti e fatturato sotto ai 2 milioni di euro; piccole imprese con meno di 50 dipendenti e un fatturato sotto ai 10 milioni di euro; medie imprese con meno di 250 dipendenti e un fatturato non superiore a 50 milioni.

 

Nuove regole Ma affinché si possano raccogliere finanziamenti online da investitori tramite l’equity crowdfunding è necessario passare attraverso uno dei portali specifici, iscritti all’interno dell’apposito registro tenuto dalla Consob. Tra i più importanti in Italia possono essere citati MamaCrowd, Starsup e CrowdFundMe. Per questi sono state inserite delle nuove norme legate ai requisiti patrimoniali per garantire una maggior tutela agli investitori con un sistema di indennizzo o per far stipulare loro un’assicurazione a garanzia della clientela. Inoltre è stata introdotta una legislazione ancora più stringente per quanto riguarda la questione del conflitto di interesse.

 

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Come fare Per chi è interessato a investire anche piccole somme è sufficiente recarsi su uno di questi portali, registrarsi e visionare quali sono le startup, Pmi o aziende che offrono una parte del capitale in cambio di finanziamenti. Se la documentazione presentata è convincente e si decide di voler investire i propri soldi lo si può fare senza alcun costo, con un semplice bonifico online. Tra i vantaggi di un’operazione del genere c’è il fatto che esiste una detrazione fiscale del 30% rispetto alla quota investita e soprattutto in media il ritorno economico è più elevato. D’altra parte si corre sempre il rischio che la startup non raggiunga gli obiettivi che si era prefissata e di andare perciò a perdere i soldi investiti.

 

Che succede dopo Nell’arco della raccolta dei finanziamenti, i soldi degli investitori sono mantenuti su un conto corrente e non sono a disposizione della startup: lo diventano solo quando terminato il periodo di raccolta e quello in cui può essere esercitato il diritto di recesso, si verifica che l’obiettivo della sottoscrizione viene raggiunto. In caso contrario i soldi vengono dati indietro agli investitori che si ritroveranno in mano l’intera cifra.

 

I numeri del 2018 Nei primi tre mesi del 2018 il settore ha fatto segnare una forte espansione con 24 campagne di equity crowdfunding portate a termine e 5,9 milioni di euro raccolti tra gli investitori. Per capire il trend, si tratta di una cifra che vale la metà di quella raggiunta nell’intero 2017.

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