Rivoluzione fattura elettronica: ecco i primi numeri e le previsioni per il 2019

19 Mar. 2019
Fattura elettronica, un primo bilancio

Il 1° gennaio 2019 ha rappresentato una data che ha fatto da spartiacque per quello che riguarda la digitalizzazione dei pagamenti, con l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica tra privati per la cessione di beni e servizi, sia per quanto riguarda il settore B2B che quello B2C.

L’Italia è l’unico paese europeo insieme al Portogallo ad aver adottato questa strumento. La novità principale è rappresentata dal fatto che la fattura non può essere inviata direttamente al cliente, ma deve passare attraverso il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate. La fattura viene perciò prodotta in maniera telematica inserendo i dati del cliente, a cui verrà resa disponibile solo dopo la verifica della correttezza delle informazioni.

Guardando ai numeri di questa rivoluzione riportati dall’Osservatorio Fatturazione elettronica & e-commerce B2b della School of Management del Politecnico di Milano, sono circa il 56% le partite Iva sottoposte all’obbligo. Un totale 2,8 milioni di imprese e liberi professionisti. Ad essere esonerati sono invece 2,2 milioni di contribuenti tra cui coloro che rientrano nel regime forfettario e in quello di vantaggio, gli operatori sanitari, i piccoli produttori agricoli. Le stime del 2019 parlano di 3 miliardi di fatture elettroniche che saranno scambiate nel corso di tutto l’anno. Interessanti anche le previsioni riguardanti il recupero del gettito Iva mancante grazie alla e-fattura: si parla di una cifra che potrebbe aggirarsi intorno ai 2 miliardi di euro e che aiuterebbe a ridurre il gap tra la cifra attesa e quelle effettivamente riscossa dal fisco italiano.

Sul lato dei risparmi è difficile avere dei dati univoci visto che i benefici vanno da qualche euro a fattura a salire, a seconda di quanta parte del processo viene digitalizzata. Se si va in questa direzione, digitalizzando l’intero ciclo dell’ordine si possono risparmiare anche tra i 25 e i 65 euro a fattura, grazie all’aumento di produttività del personale.

Difficoltà iniziali

La fattura elettronica non è una novità in termini assoluti visto che è già attiva nei confronti della Pubblica Amministrazione dal 2015, ma l’allargamento a tutti i privati non è stato privo di difficoltà. Alcune analisi hanno evidenziato come nelle prime due settimane dall’obbligo di emissione in modalità elettronica siano stati prodotti 34 milioni di documenti, con un tasso iniziale di scarto del 7,3% sceso però dopo poco tempo al 5,6%. La maggior parte degli errori rilevati nei primi giorni riguardava l’arrivo della fattura in un formato diverso dall’Xml, come richiesto dalla stessa Agenzia delle Entrate, o casi di duplicazione della fattura stessa. I dati sono comunque migliori se confrontati con l’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica verso la Pa, quando il tasso di errore aveva toccato anche il 30%.

Al 18 marzo, quindi a poco più di due mesi e mezzo dall’attivazione dell’obbligo, le fatture inviate al Sistema di Interscambio risultano 350 milioni, da parte di oltre oltre 2,7 milioni di soggetti. Una media giornaliera di 4,5 milioni di documenti che però è ancora distante dalla cifra a regime che si dovrebbe attestare oltre gli 8 milioni di fatture ogni giorno. Buoni dati anche dal numero degli scarti totali scesi sotto il 4%. L’Agenzia delle Entrate ha anche comunicato di aver intercettato finora 3,2 miliardi di acquisti fittizi e aver bloccato falsi accrediti Iva per 688 milioni.

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Cosa dicono i commercialisti

Interessante anche sentire il punto di vista di chi si confronta quotidianamente con la fatturazione elettronica. Utile è quindi il bilancio parziale che viene fatto dai commercialisti: secondo quasi il 40% di questi l’obbligo di fatturazione elettronica rallenterà la gestione dell’intero studio, mentre c’è un ampio sentimento di delusione nei confronti dei software-house utilizzati per le e-fatture che in tre casi su cinque non sono ritenuti sufficientemente adeguati. I commercialisti però hanno anche sottolineato che uno dei principali problemi riscontrati nella novità della e-fattura è legato alla scarse conoscenze delle procedure da parte dei loro clienti, seguito da un ritardo nell’adozione dei software necessari alla gestione dei diversi passaggi. Come evidenziato sia dai professionisti che dagli stessi possessori di partiva Iva, il sistema di fatturazione elettronica rimane comunque troppo complesso. Anche per queste ragioni sono state richieste delle moratorie per i ritardi nella trasmissione delle fatture, in modo da evitare l’avvio delle sanzioni nei confronti dei contribuenti che per i motivi più disparati non sono ancora riusciti ad adeguarsi alle novità.

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