Non solo quota 100, le novità sulle pensioni per il 2019

04 Feb. 2019
Non solo quota 100, le novità sulle pensioni per il 2019

Dopo l’approvazione della Legge di Bilancio negli ultimi giorni del 2018 è arrivato anche il decreto che definisce le modalità per usufruire del Reddito di Cittadinanza e per andare in pensione anticipatamente attraverso un pacchetto di misure previdenziali il cui fulcro è certamente la cosiddetta Quota 100, che avrà inizio come sperimentazione triennale.

La data di partenza ufficiale è il primo aprile per chi avrà maturato i requisiti (62 anni di età + 38 di contributi) entro il 31 dicembre 2018. Coloro che li matureranno solo nel 2019 inizieranno a ricevere l’assegno pensionistico tre mesi dopo. Fin qui si è parlato dei lavoratori nel privato. Nel pubblico le cose cambiano perché i lavoratori che avranno raggiunto quota 100 entro la data di entrata in vigore del decreto avranno diritto alla decorrenza pensionistica a partire dal 1° agosto. Per tutti gli altri che matureranno più tardi i requisiti la decorrenza sarà semestrale.

Gli altri canali di uscita

Esclusivamente per le lavoratrici c’è la possibilità di usufruire dell’”Opzione Donna”. Per le dipendenti che hanno compiuto 58 anni entro il 31 dicembre 2018 (59 anni nel caso di lavoratrici autonome) basterà aver maturato 35 anni di contributi per andare in pensione anticipatamente, con un importo che sarà del tutto calcolato con il sistema contributivo.

Prorogato di un anno anche il cosiddetto Ape sociale che interessa persone che hanno superato i 63 anni di età e rientrano in una delle quattro categorie: disoccupati che hanno esaurito la Naspi, care-givers, lavoratori disabili e persone impegnate in lavori gravosi, in questo caso con 36 anni di contribuzione. Per il 2019 è anche stato confermato l’Ape volontario in cui il prestito pensionistico per uscire in maniera anticipata dal mondo del lavoro è erogato dalla banca. I requisiti per fare richiesta di Ape volontario sono i 63 anni di età anagrafica e un montante contributivo di almeno 20 anni totali.

La novità per le imprese

Una possibilità ulteriore aggiunta in questa decreto è data alle imprese che attraverso fondi di solidarietà bilaterali possono erogare assegni di accompagnamento alla pensione a impiegati con 59 anni e 35 di contributi, che avranno i requisiti di quota 100 solo entro i tre anni successivi. Il lavoratore lascerà prima il posto ma l’azienda dovrà continuare a versare i contributi fino alla pensione. Tutto questo a una condizione però: ci dovrà essere un accordo con i sindacati per stabilire il numero di lavoratori da assumere in sostituzione di quelli che accedono all’assegno. La misura è infatti finalizzata a favorire il ricambio generazionale sul posto di lavoro.

Addio adeguamenti

La pensione di vecchiaia rimane fissata a 67 anni, mentre dal primo gennaio vengono eliminati gli adeguamenti di cinque mesi legati all’aumento della speranza di vita. Allo stesso modo questi vengono abrogati anche per la cosiddetta pensione anticipata: a prescindere dall’età, gli uomini potranno continuare a ritirarsi dal lavoro con 42 anni e 10 mesi di contributi, mentre le donne lo potranno fare a 41 anni e 10 mesi. Viene però introdotta una finestra di attesa di tre mesi prima della decorrenza della pensione.

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La pace contributiva

Una nuova misura sperimentale per tre anni è rappresentata dalla cosiddetta pace contributiva. Si potranno riscattare in tutto o in parte i periodi non coperti da contribuzione per i quali non sussista obbligo contributivo, con un massimo di  5 anni. I costi saranno detraibili del 50%. Si tratta di un’opzione percorribile solo per chi è interamente nel sistema contributivo.

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