Investire con l’Equity crowdfunding: rischi e vantaggi

07 Feb. 2019
Rischi e vantaggi dell’Equity crowdfunding

Il 2018 può essere considerato a tutti gli effetti l’anno della consacrazione dell’Equity crowdfunding in Italia, stando almeno a quando dicono i dati. La raccolta complessiva è stata di 36 milioni di euro, contro i meno dei 12 del 2017, mentre le realtà finanziate sono state 114 rispetto alle 50 dell’anno precedente.

Del trend positivo ha beneficiato anche l’entità delle campagne di crowdfunding, con una raccolta media di oltre 315 mila euro contro i 236 mila del 2017. A farla da padrone sono state in particolare tre piattaforme che si occupano nello specifico di questa forma di finanziamento, ossia Mamacrowd, Crowdfundme e Walliance. Ma ce ne sono altre cinque che sono comunque andate sopra il milione di euro di raccolta. Il mercato dà ulteriori segnali di movimento con l’arrivo a fine del 2018 di quattro nuove realtà tra cui Crowdinvest, TheBestEquity e Fundera di carattere generalista e invece Concrete per quanto riguarda il settore immobiliare. E proprio il real estate crowdfunding è stato uno degli ambiti che hanno visto una crescita maggiore nel corso del 2018, contribuendo con oltre 7 milioni di euro nella raccolta totale relativa all’equity crowdfunding.

I vantaggi

A essere cresciuto è anche il numero di investitori per campagna, 84 contro il 66 dell’anno passato. A contribuire a questo risultato, oltre a un interesse sempre maggiore per il settore, ci sono anche i benefici fiscali a cui vanno incontro gli investitori. Innanzitutto bisogna sapere che questi sono applicati solo per investimenti in startup innovative e valgono per persone fisiche o società che effettuano investimenti nei tre periodi d’imposta successivi a quelli in corso. In altre parole l’investimento deve durare almeno tre anni. La Legge di Bilancio di 2019 ha ulteriormente innalzato, solamente per l’anno in corso, le percentuali delle agevolazioni fiscali: per quanto riguarda le persone fisiche si tratta di detrazioni Irpef lorde del 40% (rispetto al precedente 30%) della somma investita per un massimo di un milione di euro all’anno. Anche le società possono godere di una deduzione Ires innalzata a 40%, per un massimo di un milione e 800 mila euro all’anno. La deduzione può arrivare al 50% nel caso di un soggetto sottoposto all’IRES che decida di acquisire del tutto una start up innovativa, alla condizione che l’intero capitale sociale sia mantenuto per tre anni però.

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I rischi

Chi decide di investire attraverso l’equity crowdfunding deve anche essere consapevole che si tratta di un’attività rischiosa, in particolar modo perché prevede l’investimento di soldi in un capitale di una realtà che è comunque differente da una società quotata invece in Borsa. Inoltra bisogna tenere in conto il fatto che la vendita delle quote di cui si è entrati in possesso potrebbe non essere facile, un fenomeno conosciuto come illiquidità. Infine c’è ancora un’ultima considerazione da tenere a mente: le startup innovative non possono distribuire utile per i loro primi cinque anni di vita

Altre novità nel settore

Al di là del grande balzo a cui l’equity crowdfunding è andato incontro nel 2018, l’anno da poco concluso ha anche riservato alcune novità. A fine ottobre la Consob ha modificato le norme che regolano il settore, eliminando il tetto massimo di investitori per campagna fissato a 500 soci. In aggiunta a questo il Parlamento europeo ha approvato la proposta di innalzare da uno a otto il tetto in milioni di euro per ciascuna offerta di crowdfunding.

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