Il social crowdfunding come opportunità per le Pmi per trovare finanziamenti

27 Dic. 2018
Il social crowdfunding per le Pmi, uno strumento per trovare finanziamenti

Le Pmi che vanno alla ricerca di finanziamenti possono rivolgersi ai diversi strumenti di finanza agevolata messi a disposizione dalle istituzioni, ma possono anche puntare a una forma di crowdfunding che sta prendendo piede soprattutto per quello che riguarda il settore manifatturiero. Si tratta del lending crowdfunding, conosciuto anche come social lending, una forma di finanziamento che a differenza dell’equity crowdfunding non implica l’ingresso nel capitale dell’azienda degli investitori, ma si limita ad essere una forma di prestito da restituire con una remunerazione stabilita.

I numeri del fenomeno

A erogare questi finanziamenti sono soprattutto piccoli risparmiatori, e in alcuni casi anche degli investitori istituzionali, attraverso delle piattaforme online che devono però essere sottoposte al controllo del regolatore nazionale. Il Report italiano sul Crowdinvesting pubblicato a giugno dal Politecnico di Milano ha elencato undici diversi portali attivi che nell’arco degli ultimi 12 mesi avevano raccolto una cifra superiore ai 132 milioni euro di finanziamenti. Tenendo conto che la cifra complessiva di prestiti finora erogati è di 217 milioni, si può intuire come il fenomeno sia in forte aumento nell’ultimo periodo. Dato confermato dal fatto che nei primI sei mesi dell’anno sia già stata superata la cifra totale di tutto il 2017. Se si analizza invece il numero di finanziamenti erogati si sono superati i 22.300, mentre il totale dei prestatori è arrivato vicino alle 12 mila unità.

Le forme di social lending

I modelli di business esistenti quando si parla di social lending sono essenzialmente due. Da una parte c’è il modello diffuso: in questo caso il prestatore mette a disposizione della piattaforma una somma di denaro dando indicazioni sul tasso di interesse atteso e sul rischio che è disposto a correre nell’operazione di finanziamento. Tocca poi però alla piattaforma scegliere i progetti che saranno finanziati: in altre parole chi presta non decide in maniera diretta a chi andranno i propri soldi. Questo sistema ha il vantaggio di mettere in breve tempo i soldi a disposizione del richiedente, dato che il sito ha già ottenuto le somme da parte dei prestatori. Il modello diretto segue un meccanismo differente: in questo caso il richiedente fa domanda di un prestito alla piattaforma e sono i singoli investitori a valutare se erogare il finanziamento per quella campagna, in base al rischio e l’interesse verso il progetto. In questo caso il ruolo della piattaforma è quello di fare una pre-selezione tra i vari richiedenti e metterli in contatto con i potenziali investitori.

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I portali principali

Per quello che riguarda le piattaforme queste possono essere divise tra consumer, ossia indirizzate a persone fisiche, o business, nel caso si rivolgano ad aziende. Alla prima categoria fanno riferimento portali come Prestiamoci, Smartika e Younited-credit che ha il record per prestiti erogati ma ha la caratteristica di non raccogliere i fondi sul web, ma solo da investitori tradizionali. Nel secondo gruppo figura Lendix, attiva anche in paesi come Francia e Olanda, che è stata la prima a introdurre in Italia il finanziamento diretto nel social lending. La piattaforma lavora sia raccogliendo somme tra utenti retail presenti online che con un fondo chiuso di credito destinato agli investitori istituzionali. Al 30 giugno il numero di prestiti erogati era di 33, per una cifra che superava i 17,5 milioni di euro. Altra piattaforma che pensa alle aziende è Borsa del Credito che per quanto riguarda l’entità dei prestiti erogati e il numero dei finanziatori presenti rimane il portale più importante in Italia per il settore business.

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