Cosa serve ancora per le Pmi italiane oltre alle misure nella manovra

27 Feb. 2019
Le Pmi italiane oltre alle misure nella manovra

La Legge di Bilancio 2019 ha confermato in buona parte alcune delle iniziative legate all’Industria 4.0.

Queste iniziative erano state introdotte dai governi precedenti. La direzione oggi è quella di rimodulare al ribasso le somme preventivate per il sostegno agli investimenti

Per quanto riguarda l’impianto generale delle misure, l’orientamento è stato quello di un maggior focus sull’attività delle Pmi, a cui si sono aggiunte una revisione del trattamento fiscale per quello che riguarda la spese sostenute per Ricerca e Sviluppo e una maggiore attenzione alle consulenze esterne che faranno da traino alla trasformazione digitale delle pmi italiane. Tutto ciò grazie a voucher destinati alle figure degli innovation manager che avranno il compito di guidare e supportare l’innovazione delle piccole e medie imprese.

L’attesa ora è tutta nel capire quale impatto avranno per il 2019 queste misure sulle Pmi, anche se i risultati condotti sui passati anni fanno ben sperare. Da una recente indagine realizzata dal Politecnico di Torino è emerso infatti che quasi il 45% delle imprese intervistate ha effettuato investimenti nell’ambito dell’industria 4.0 proprio grazie alla presenza degli incentivi fiscali introdotti a partire dall’anno 2016/2017. E tra queste il 70% ha anche sottolineato che non avrebbe intrapreso queste iniziative se non ci fosse stato un piano per favorire economicamente queste misure. Andando poi nello specifico, per quanto riguarda le piccole imprese, queste hanno trovato di vitale importanza il supporto economico ricevuto, rispetto alla media impresa che ha invece dato una maggior importanza alla formazione del personale.

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Cosa resta da fare

L’impianto generale della politica per ciò che concerne il complesso delle misure dell’industria 4.0 è sempre stato caratterizzato da un forte ricorso agli incentivi fiscali per promuovere l’implementazione delle tecnologie abilitanti. Il punto di fondo è che, pur fondamentali, gli stimoli economici non sono sufficienti se l’ecosistema delle imprese di piccola e media dimensione non è organizzato in maniera tale da poter intraprendere questi percorsi. Per questa ragione è importante che le Pmi vadano incontro a un’evoluzione e maturazione dal punto di vista della struttura e dell’organizzazione interna in modo che siano pronte per il salto i qualità dettato dalla trasformazione digitale. Per quanto possano essere utili i contributi per l’innovation manager è assai improbabile che da soli possano condurre a uno stravolgimento nelle imprese ancora indietro nell’adozione delle tecnologie abilitanti in azienda.

E a confermare questa dinamica c’è sempre la ricerca del Politecnico che nota come una fetta non indifferente di realtà produttive non abbia ancora capito come impiegare tecnologie come Internet Of Things e Big Data all’interno delle impresa. Per ovviare anche a questa mancanza di competenze di base sarebbe consigliabile uscire dall’ottica del trasferimento tecnologico inteso come un passaggio di conoscenza teorica dall’alto verso il basso. Un processo che all’atto pratico si traduce in un assorbimento di conoscenze fatto passivamente da parte delle Pmi, senza una vera applicazione sulla base delle reali esigenze dell’impresa

Il ruolo della formazione

A questo proposito un ruolo cruciale lo deve giocare il settore della formazione legata alla piccole e medie imprese. Da una parte è necessario rivedere il funzionamento delle Università, per permettere la formazione di figure professionali con le competenze idonee ad aiutare il tessuto produttivo del paese, e dei centri di ricerca per favorire una maggior collaborazione con le Pmi. Dall’altra parte c’è molta attesa per le attività legate sia ai Digital Innovation Hub che ai Competence Center per favorire l’avvicinamento tra imprese e industria 4.0. In particolare questi dovranno rappresentare le reltà da cui le aziende un po’ più indietro dal punto di vista tecnologico potranno apprendere le conoscenze necessarie per quello che riguarda Internet of Things, big data e analytics cloud e cybersecurity. Se i primi non ricevono fondi nazionali e si comportano come cinghie di trasmissione per quelli che riguarda l’innovazione, per i Competence Center sono stati stanziati nella Legge di Bilancio 2019 75 milioni di euro. L’idea di questi centri risale ormai al 2016, ma si stanno costituendo solamente ora: al momento sono otto ad aver preso parte al bando apposito. Il loro compito sarà quello di supporto alle imprese nell’ambito digitale, promozione delle competenze teoriche e pratiche relative all’industria 4.0 e aiuto nel portare avanti progetti di ricerca e innovazione proposti dalle stesse Pmi.

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