A che punto è l’ecommerce in Italia

20 Mar. 2019
Il trend degli acquisti in rete in Italia

Fare acquisti in rete sta diventando un’attività sempre più comune, tanto che per aziende anche di piccola o media dimensione e startup è diventato quasi un elemento imprescindibile per poter incrementare le vendite dei propri prodotti.

Ed infatti le imprese hanno un’attenzione sempre maggiore ai passaggi indispensabili per poter proporsi ai propri clienti online con un sito funzionale e un sistema di pagamento e logistica efficaci. Uno dei trend più interessanti che sono stati osservati negli scorsi mesi è stato poi il boom dell’ecommerce business to business. Ma quello che attrae maggiormente l’attenzione rimane quello business to consumer su cui le aziende stanno focalizzando la maggior parte dei loro sforzi. In particolare si è sviluppato un grande interesse intorno agli studi legati al neuromarketing per cercare di capire quali siano i processi mentali alla base degli acquisti dei clienti e in questo modo andare ad adottare strategie sempre più efficaci. I dati che però delineano lo stato di salute dell’ecommerce in Italia sono piuttosto altalenanti.

Crescita evidente

Gli ultimi dati dell’Eurostat, pubblicati a inizio febbraio, testimoniano che in Europa e nel nostro paese c’è stato un incremento legato alle attività di ecommerce rispettivamente del 12% e del 9% rispetto al 2017, con un trend di crescita più importante rispetto a quello dei cosiddetti acquisti tradizionali.

Ancora più positivi sono i numeri di un’indagine diffusa da trovaprezzi.it, il sito che si occupa di comparazione di prezzi online, che ha segnalato una crescita del 25% negli acquisti in rete di prodotti rispetto al 2017. Un dato particolare di questa ricerca riguarda la tipologia di prodotti comprati online che comprendono una maggioranza relativa di device informatici ed elettronici di consumo seguiti da piccoli e grandi elettrodomestici. Sul terzo gradino del podio si sono invece posizionati gli articoli legati alla bellezza e al benessere. In totale tutto il settore ha raggiunto i 15 miliardi  di valore, coinvolgendo oltre 23 milioni di italiani in almeno un acquisto in rete durante l’anno passato. Rimangono preponderanti gli ordini fatti via desktop, anche se in calo, mentre sono in continua crescita quelli effettuati dallo smartphone, arrivati al 31% del totale.

Questi dati positivi sono stati confermati da un ulteriore studio realizzato questa volta dall’Osservatorio sull’ecommerce B2C del Politecnico di Milano. L’aumento in valori assoluti rispetto al 2017 è stata di 3,8 miliardi di euro. L’analisi ulteriore che viene offerta è però legata ai settori che hanno sperimentato una maggior crescita proprio durante l’anno passato. Per quello che concerne i prodotti, in questo caso a emergere è stato il mondo dell’arredamento e dell’home living, con un boom del 53%. A seguire invece l’ambito food&grocery, che ha sfondato quota un miliardo di euro. Sul terzo gradino del podio l’abbigliamento, con una crescita del 20%, poco superiore a quella dell’informatica che però si conferma anche in quest’analisi come il settore con più vendite nel 2018.  Se invece si parla dei servizi l’universo che tiene insieme turismo e trasporti è ancora quello che va per la maggiore, seguito ad ampia distanza dal mondo delle assicurazioni online, con un focus particolare sull’Rc.

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Cosa c’è da migliorare

Fin qui le notizie positive. Ma ci sono altri report, come quello di Bem Research, che contemporaneamente hanno evidenziato quali sono ancora le difficoltà che il mondo degli acquisti online sta sperimentando in Italia. Un primo elemento che balza agli occhi è la percentuale di penetrazione che gli acquisti online hanno nel nostro paese, rispetto alla media Ue. In termini percentuali solamente un terzo degli italiani si è affidato all’ecommerce, contro una media europea che si avvicina al 60%. Mentre paesi come Regno Unito e Germania raggiungono rispettivamente l’82% e il 75%.

Un altro problema che va affrontato è poi lo scarso impatto che hanno avuto le vendite online per il fatturato delle Pmi. Si parla di appena il 6% del totale, in linea con i dati dell’anno precedente, mentre per le piccole e medie imprese europee c’è stato un incremento fino al 10% del fatturato. A frenare le imprese italiane c’è sicuramente la loro ridotta dimensione e le difficoltà burocratiche nella vita di tutti i giorni che non permettono loro di potersi attrezzare per poter anche solo provare a competere con i loro diretti concorrenti europei.

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